Essere Accoglienza, la newsletter 2024

L’accoglienza può essere un lavoro, a volte anche ingrato, può essere un talento, può diventare una vocazione (anche di questo parleremo) ma, prima di tutto è un principio spirituale, un modo di essere.

𝙴𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 𝙰𝚌𝚌𝚘𝚐𝚕𝚒𝚎𝚗𝚣𝚊, appunto.

Essere Accoglienza, la newsletter di Cinzia Pedrani

[Se vuoi comprendere meglio il lavoro fatto in precedenza, se vuoi riprendere il filo del discorso, qui troverai tutte le newsletter 𝙴𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 𝙰𝚌𝚌𝚘𝚐𝚕𝚒𝚎𝚗𝚣𝚊 spedite nel 2023. Buona lettura e buona accoglienza].

  • Febbraio – Silente ma non assente: son di nuovo on line. NL 105
  • Marzo – L’inizio vuole iniziare. NL 106

Marzo – L’inizio vuole iniziare.

Mettendo nuovamente mano a questo mio piccolo Blog, mi sono accorta che, per me, il mese di marzo ha una sua caratteristica specifica (della quale ero del tutto inconsapevole, ahimè): è un mese portatore di nuovi inizi, di nuovi punti di vista.

Per dirla meglio, marzo è il mese in cui manifesto, con nuove immagini e nuove parole, un nuovo modo di parlare di accoglienza.

E’ come se, dopo aver affrontato il mese di febbraio dedicato alla Challenge e quindi al “passato”, o, per dirla meglio, al consolidare il lavoro fatto nell’anno precedente, sviluppando in maniera diversa tracce di lavoro uguali o simili, marzo sia il mese della svolta, dal “vecchio” al “nuovo”.

Un nuovo che chiede di essere manifestato.

Come? Non lo so, ogni volta, di nuovo, non lo so.

La cosa mi spaventa? Si, tantissimo.

Ci lotto contro? Non sai quanto.

Ma in questi anni ho capito che se sai cosa vuoi cominciare probabilmente non sei all’inizioperché l’inizio deve necessariamente portare con se qualcosa che non conosci.

Qualcosa di misterioso.

Dove non c’è inizio c’è quello che credo di sapere già, c’è una ripetizione, una noia, una routine, la morte.

E quindi eccomi quindi qui, nuovamente, a marzo, con questo pungolo, a rivedere il lavoro fatto, rileggerlo, risentirlo alla luce delle ma nuova che sono oggi e poi cercare di lasciare andare tutto per, di nuovo, iniziare. Davvero dall’inizio.

Cosa può dire (di utile) a te, al tuo fare e essere accoglienza, questo mio discorso?

Mah, forse niente, forse qualcosa, chissà …

Se tu che mi leggi sei anche Host probabilmente sei alle porte di un nuovo inizio, una nuova stagione.

Ci hai mai pensato in questi termini?

Hai mai, davvero, affrontato la riapertura come un nuovo inizio, con lo stato d’animo che avresti davanti a un qualcosa di assolutamente nuovo, di mai visto, di inedito?

Hai mai affrontato la riapertura dando voce alla nuova te, alla te di oggi, al suo sguardo nuovo e forse differente sul tuo fare ed essere accoglienza?

E se Host non sei ma sei qui perché hai intuito che lavorare sul tuo essere accogliente nella vita, alla vita, è importante, che rapporto hai con gli inizi?

Come li vivi? Questo mio discorso ti risuona?

Per quello che posso vedere io, nella mia vita, iniziare davvero qualcosa dall’inizio è difficile ma credo anche che è così (solo così) che dovremmo vivere, così dovremmo iniziare una giornata, un incontro, una trattativa, una telefonata. Una newsletter.

Iniziare, dimenticando tutto quello che ci rende così ostili e diffidenti nei confronti della vita, dell’altro, del nuovo, davvero capaci di cominciare ora, guardandoci l’un l’altro, guardando noi stessi come ci si guarda all’inizio.

Con meraviglia, con amore.

E’ incerto l’inizio.

L’inizio vuole iniziare.

Chiede solo questo.

Non è facile trovare le parole per esprimere un certo sentire.

Per fortuna ci sono i poeti che ci vengono in aiuto.
Un solo verso veramente poetico rende migliore il mondo, perché cantare una cosa trasforma la realtà, ragionarci su no. 

L’iniziativa lodevole.


Tramite miti tremori

dietro la spalla sinistra

preme qualcosa come un inizio

che vuole cominciare

non so cosa.

Il cominciare da capo

è il contenuto di questo inizio

che ricomincia ogni volta più anteriore

un discorso che è da poco incominciato.

Dammi il soccorso che offri ai principianti.

Fammi incominciare proprio per bene.

Ora e per sempre insieme.

M. Guzzi

Ti auguro di vivere questo mese di marzo come fosse la prima volta,

perché così è. 

Ti auguro di incominciare, qualunque cosa tu stia per incominciare,

proprio per bene.

Febbraio – Silente ma non assente: son tornata on line.

Buongiorno a te!

Spero tu sia altrettanto felice di leggermi quanto io lo sono di scriverti.

Questo “noi” mi è mancato, lo confesso.

Ma, come forse avrai già letto, ancora una volta gli accadimenti della vita (leggi nipotina e papà) mi hanno reclamata e … assorbita completamente.

Da qualche giorno ho ritrovato un po’ di “libertà” nel mio eremo ligure e subito è tornata a farsi sentire quell’urgenza che, da anni, mi spinge a riprendere in mano questo mio progetto, a riallacciare i rapporti con te che, con affetto, mi segui, a riflettere di nuovo, in modo nuovo, sul talento dell’accoglienza.

Febbraio, come sai, da anni è per noi il mese di My Hospitality Challenge, letteralmente una sfida (challenge) ma io preferisco pensarla come un’opportunità per ripensare, tutti insieme, al nostro fare, essere accoglienza e dare (darsi) accoglienza.

Mi sono interrogata molto, tanto per cambiare, sull’utilità di riproporre questi giorni di lavoro insieme: il mio lungo silenzio mi porta a temere che tu possa aver perso interesse in questo nostro lavoro, che tu possa essere in altre faccende affaccendata, a tua volta assorbita dagli accadimenti della tua vita.

Ma poi ho pensato che forse anche tu, come me, sei silente ma non assente, forse ti stai occupando di altro, hai altre priorità, magari più pratiche, ma questo talento continua a vivere in te, tu continui a custodirlo e a manifestarlo e, forse, non vorrai perdere un’occasione per tornare ad alimentarlo. Forse.

Alla fine quindi ha vinto quella che io chiamo urgenza, questo mio bisogno di tornare on line, di condividere con te, con chi vorrà seguirmi, riflessioni circa questo talento così importante: l’accoglienza.

Si parte, come consuetudine, il 14 febbraio.

Non mi dilungo qui nei dettagli. A fine email ti lascio tutti i link “qualitativi” che penso possano esserti d’aiuto e che potrai con calma consultare prima di iniziare.

Per qualunque dubbio, curiosità o difficoltà non esitare a scrivermi (puoi farlo anche direttamente rispondendo a questa email).

Ti rubo solo 2 minuti, prima di salutarti, per accennarti al fatto che, ripensando alla Challenge, quest’anno ho voluto proporti un punto di vista differente dal quale potrai, se vorrai, partire nel tuo riflettere, giorno per giorno, sui temi proposti.

Meditando sul mio accogliere ho immaginato una scala dell’accoglienza (sulla falsa riga della scala dell’ascolto, ricordi?): sette diversi livelli, sette possibili stati di coscienza sui quali “poggiare i piedi” quando manifestiamo questo talento. Anche semplicemente scrivendo un post sui nostri canali social.

Quello che sto capendo con sempre maggiore chiarezza è che la dimensione spirituale della persona (e il nostro talento dell’accoglienza è parte di questa dimensione) non si sviluppa automaticamente solo con il passare del tempo ma richiede particolari atteggiamenti di ascolto, accoglienza, un particolare clima di attenzione, di silenzio: si sviluppa solo a condizione che ci sia una certa cura, una certa attenzione.

Il tempo che sceglierai di dedicare a questa Challenge potrebbe essere proprio questa cura, questa attenzione.

Trovi tutto in questo post.

Come vedi son di nuovo qui.

Per te, con te.


Ecco il link alla pagina My Hospitality Challenge 2024 dove troverai tutte le informazioni utili per partecipare (o decidere se farlo) alla Challenge.

Infine, se non lo hai ancora fatto, ti invito ad acceder al nostro gruppo Facebook. Mi serve tutto l’aiuto possibile per farne uno spazio vivo, un luogo davvero accogliente, dove coltivare la fiducia. Il poco tempo che ho non mi permette di prendermene cura come meriterebbe.