L’attività occasionale di B&B senza partita iva e il regime fiscale

I proventi dell’attività di B&B, al netto delle spese inerenti documentabili, sono tassati come “redditi diversi” derivanti da attività commerciale non esercitata abitualmente.

È necessario che il gestore del B&B si doti di un blocchetto di ricevute semplici per tenere traccia dell’incasso dei singoli corrispettivi.

Il reddito del B&B sarà quindi la somma delle ricevute rilasciate, meno le spese documentate inerenti al B&B documentate attraverso ricevute o fatture fiscali (evitare gli scontrini in quanto facilmente contestabili dall’Agenzia delle Entrate).

Nella maggior parte delle Regioni l’attività non viene considerata d’impresa, quindi non è necessario possedere partita IVA né iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio. Tuttavia alcune Regioni consentono anche l’attività imprenditoriale.

Le procedure amministrative semplificate per l’apertura di un B&B trovano un analogo riconoscimento anche sotto il profilo tributario.

L’amministrazione finanziaria, infatti, si è occupata con due risoluzioni (180/E/1998 e 155/E/2000) di questo comparto economico, escludendo la soggettività imprenditoriale (con partita iva) del contribuente persona fisica che lo intraprende, purchè egli assecondi due sostanziali condizioni:

  • saltuarietà delle prestazioni di servizio;
  • assenza di mezzi organizzati.

In proposito, si evidenzia che le Regioni qualificano l’attività ricettizia come B&B se per il suo svolgimento vengono impiegate stanze (e correlati posti letto) in un numero non superiore a quello prefissato dalla rispettiva legge.

Inoltre, nell’unità abitativa viene solitamente presupposta la presenza del proprietario che, nell’assistere gli ospiti si avvale eventualmente di altri componenti del proprio nucleo familiare.

Tuttavia, questi requisiti amministrativi assumono soltanto un valore di indizio circa il rispetto del perimetro, come sopra delineato ai fini tributari, dall’amministrazione finanziaria secondo la quale, il numero delle stanze utilizzate non comporta in sé alcuna implicazione fiscale (essendo quindi ammissibile lo svolgimento dell’attività in unità immobiliari di particolare ampiezza quali dimore storiche, castelli e similari), come pure non rileva la consistenza economica dei beni e/o del numero dei soggetti impegnati nel disbrigo dei servizi (ad esempio, oltre ai parenti del proprietario si ritiene che possano essere occasionalmente impegnati anche soggetti terzi rispetto al nucleo familiare), purchè il loro utilizzo non sia organizzato in modo stabile e professionale.

Pertanto, se nel corso dell’anno risulta verificato il parametro della discontinuità (ovvero, dell’occasionalità) nell’erogazione delle prestazioni, il contribuente è esonerato dall’attivazione della partita iva e da tutte le implicazioni formali (registri, libri contabili, etc.) e sostanziali che da essa scaturiscono.

In questo contesto occorre tuttavia adempiere a tutti gli ordinari obblighi ai fini IRPEF, consistenti nel dichiarare i proventi, così realizzati, come “redditi diversi”, derivanti da attività commerciale non esercitata abitualmente (lettera i, comma 1, art. 67, Tuir).

Essi vanno trascritti nel quadro RL – sezione IIA – di Unico Persone Fisiche (in alternativa è utilizzabile anche il modello 730, quadro D, rigo D5) e assoggettati a tassazione al netto delle spese inerenti.

Rilascio Ricevuta Generica (non fiscale)

Nonostante la snellezza degli adempimenti formali è comunque necessario che il contribuente, soprattutto ai fini di un controllo fiscale, si doti di un seppur minimo supporto documentale predisponendo un “bollettario madre-figlia” per quietanzare l’incasso dei singoli corrispettivi (è dovuta eventualmente l’applicazione di una marca da bollo di 2 euro per importi superiori a 77,47 Euro).

La marca da bollo di 2 euro deve essere apposta solo sull’originale che viene rilasciato al cliente e sulla copia che rimane bisogna annotare una semplice dicitura “Bollo apposto sull’originale”.

Le ricevute assieme agli estratti conto bancari devono essere portati in sede di dichiarazione dei redditi

Parimenti, egli dovrà procurarsi e conservare la documentazione concernente le spese effettuate, come fatture, scontrini, bollette e ogni altro documento funzionale allo scopo.

La ricevuta dovrà contenere:

  • il numero progressivo;
  • la data del pagamento;
  • il nome dell’ospite e quelli del B&B e del Gestore;
  • una marca da bollo da 2 euro in caso di corrispettivo superiore a 77,47.

Anche per i compensi ricevuti tramite bonifico bancario direttamente dalle piattaforme di booking (come Airbnb) vige l’obbligo di rilasciare ricevuta non fiscale solo se richiesta dall’ospite.

La ricevuta dovrà riportare l’importo al lordo delle commissioni del sito.

Nel caso di Airbnb bisogna considerare che al momento del pagamento la piattaforma applica un costo del 12% a carico dell’ospite per i costi del servizio e solo un 3% a carico del proprietario. Questo implica che la cifra ricevuta dal proprietario e indicata sulla ricevuta non sarà pari a quella elargita dall’ospite.

In questo caso l’ospite riceverà e potrà scaricare da Airbnb la ricevuta fiscale per l’importo, a titolo di commissione, trattenuto dal portale.